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Taekwondo, Alessia Korotkova: “Straniera a casa mia, smetto”. VIDEO

REGGIO EMILIA – Ha messo il dobok nel cassetto, Alessia. E’ l’uniforme che indossa chi pratica le arti marziali coreane e lei lo ha fatto per quasi 10 anni, ottenendo risultati eccellenti, come la vittoria di un campionato italiano juniores e di quattro Coppe Italia.

A 13 anni è rimasta folgorata dal taekwondo, quando gliene hanno parlato alle medie. Poi, è diventata una passione, poi è diventata un’idea di futuro. Vivere del suo talento di atleta, combattere per la nazionale del suo Paese, l’Italia, così come le era stato chiesto dalla Federazione. Ma Olesya “Alessia” Korotkova non può vestirsi d’azzurro, perché non è italiana. Ha 21 anni e vive a Reggio Emilia da quando ne aveva 3, in pratica da sempre. Torna nella Russia siberiana, da dove i genitori sono partiti tanto tempo fa, ogni 4 anni.

Non pensa ad altra città se non a questa come a casa sua, ma per la legge ci dev’essere qualcuno che lo stabilisca, che è italiana. La domanda di cittadinanza l’ha fatta, due anni fa: sta ancora aspettando. E adesso ha deciso di dire basta, di smettere con lo sport, di iniziare a pensare a un’altra vita.

Tg Reggio l’ha incontrata in una pausa dal lavoro che svolge da un paio di mesi, promoter per una compagnia telefonica. E’ il suo primo contratto. Prima d’ora ha fatto la baby sitter, ma soprattutto ha gareggiato. Le gare costano, soprattutto ad alti livelli. In un anno è arrivata a spendere 5mila euro. Tutto a carico suo e della famiglia. Solo entrando in Nazionale i costi sarebbero stati sostenuti dalla Federazione. “Non potendo gareggiare per loro – le sue parole – essendo quasi un peso, non ne valeva la pena. Io mi sento italiana al 100% e aver la cittadinanza vorrebbe dire avere il futuro che voglio io”.

Il problema è sorto quando ha compiuto 18 anni, quando è stato chiaro che non avrebbe potuto gareggiare per l’Italia. La storia di Alessia è la storia di migliaia di ragazzi nel Reggiano, la cui vita è divisa in maniera surreale tra quello che accade nei fatti e quello che dicono i documenti. “Avvieremo delle verifiche sul caso – ha promesso il prefetto Maria Grazia Forte – La trattazione dei fascicoli avviene secondo un ordine cronologico da rispettare. Lungaggini burocratiche? Abbiamo un numero elevatissimo di pratiche, prima del decreto Salvini il limite massimo per il rilascio era di due anni, ora si è allungato a quattro”. Alla domanda se potesse ripensarci, Alessia ha risposto: “Mi piacerebbe”. 

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