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Strage di Bologna, 39 anni dopo: “Continuiamo a chiedere verità e giustizia”

BOLOGNA – “Vedo volti nuovi e questo mi fa piacere”. Così il sindaco di Bologna, Virginio Merola, accoglie nell’aula del Consiglio comunale i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, nel giorno del 39esimo anniversario dell’attentato che provocò 85 morti e oltre 200 feriti. Tra le vittime, ci furono anche due reggiani: Vittorio Vaccaro, 24 anni, di Casalgrande, e sua madre Eleonora Geraci, 46 anni, che viveva a Scandiano. Per questo, a Bologna, si è recata una delegazione con esponenti dei Comuni di Reggio, Scandiano e Casalgrande.


“E’ vero che aumentano i parenti che il 2 agosto arrivano in città”, sottolinea Merola riprendendo quanto affermato nei giorni scorsi dal presidente dell’Associazione dei familiari, Paolo Bolognesi: questo “dà a tutti noi la forza di continuare a chiedere verità e giustizia”.


Aggiunge Merola: “La ricerca della verità, insieme all’ottimo lavoro della magistratura, deve molto alla vostra associazione e alla tenacia di presentare ulteriori elementi che ci possano portare all’accertamento definitivo della verità”. A nome del Governo, in aula c’è come l’anno scorso il Guardasigilli, Alfonso Bonafede. E Merola rimarca con favore questa presenza: “Mi fa piacere il ritorno del ministro della Giustizia, è una testimonianza di serietà e impegno e di questo la ringrazio”.


La strage alla stazione rappresenta “uno dei momenti più drammatici della storia della nostra città”, sottolinea la presidente del Consiglio comunale, Luisa Guidone, ringraziando i familiari delle vittime “per il loro coraggio e la forza con cui ricercano la verità”. L’auspicio è “poter raggiungere al più presto il traguardo della verità sui mandanti”, conclude Guidone.


Sul tema dei risarcimenti ai familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna “so che si sta svolgendo un proficuo dialogo con l’Associazione delle vittime e spero si risolva al più presto”. Lo dichiara la vicepresidente della Camera, la reggiana Maria Edera Spadoni, intervenendo nell’aula del Consiglio comunale di Bologna nel giorno del 39esimo anniversario dell’attentato.


“Non conta più solo la mia famiglia, ma le famiglie delle 85 vittime innocenti che hanno perso la vita”. Sono le parole, rotte dalla commozione, pronunciate da Horst Mader all’arrivo in Comune, a Bologna, per la commemorazione del 39esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Quel giorno Mader era in stazione, perse la moglie e due figli ma riuscì a salvare un terzo figlio. È la prima volta che torna a Bologna.


Prende la parola anche il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, alla cerimonia per il 39esimo anniversario della strage del 2 agosto. Nella sala del Consiglio comunale di Bologna il governatore ha preso la parola questa mattina dopo il presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime Paolo Bolognesi, sottolineando l’importanza dei due processi in corso (quello sull’ex Nar Cavallini e quello della Procura generale sui mandanti) sulla bomba del 2 agosto 1980: “Speriamo possano portare al tassello più importante, quello dei mandanti”. Lo scorso anno la magistratura ha revocato il proscioglimento del reggiano Paolo Bellini, all’epoca esponente di Avanguardia Nazionale, perché in un filmato amatoriale si vede un uomo con una “spiccata somiglianza” con Bellini. L’uomo, quella mattina del 1980, è stato ripreso vicino al primo binario poco dopo l’esplosione.


“Solo individuando le responsabilità ultime di quei fatti che hanno insanguinato la nostra terra- ha detto Bonaccini nel suo intervento- potremo rendere davvero giustizia agli 85 morti, ai 200 feriti e alle loro famiglie. Fino ad allora continueremo il nostro impegno al fianco dell’associazione delle vittime”. Per Bonaccini occorre “combattere l’oblio e l’indifferenza”, un “dovere morale e civile che deve vederci uniti, fuori dalle divisioni politiche”.


Tutta la verità anche su mandanti “dobbiamo saperla, tutta la storia degli anni Settanta e Ottanta, tutta la storia delle stragi in Italia deve trovare assolutamente piena luce. Nel 1980 oltre a Bologna ci fu anche l’uccisione di Vittorio Bachelet, mio predecessore al Consiglio superiore. Tutto quel periodo delle stragi e del terrorismo dev’essere completamente chiarito e dev’essere totalmente trasparente, su mandanti ed esecutori”. Lo dichiara David Ermini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, oggi a Bologna per partecipare alla commemorazione del 39esimo anniversario della strage alla stazione del 2 agosto 1980.


“Come hanno detto prima anche il ministro” Alfonso Bonafede “e il governatore Stefano Bonaccini, come Consiglio superiore- aggiunge Ermini- abbiamo investito e abbiamo cominciato a cercare di digitalizzare tutti gli atti per dare la maggiore trasparenza possibile. C’è ancora tanta strada da fare, la storia non è finita qui, per cui credo che l’attività della magistratura e degli inquirenti, ma soprattutto l’attività delle associazioni dei familiari delle vittime sia assolutamente importante per arrivare a capire quel periodo e cercare i mandanti delle stragi”.