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Reggio Emilia: per la riapertura delle scuole, si valutano anche le opzioni musei e centri sociali. VIDEO

REGGIO EMILIA – A scuola nei musei. Nei centri sociali, nelle sale polivalenti, nelle biblioteche, nei centri ricreativi o nelle aule didattiche. Potrebbe diventare realtà dal prossimo settembre nel Reggiano.

A meno di 100 giorni dalla riapertura degli istituti è ovviamente impensabile costruire ex novo, ma è altrettanto certo come servano spazi in più per bambini e ragazzi causa distanziamento. Per questo i sindaci del nostro territorio, coordinati dalla Provincia, si sono dati una settimana di tempo per mappare quelli che Ilenia Malavasi definisce “spazi di comunità”. E’ partito una sorta di censimento aula per aula, in modo da assicurare la scuola “in presenza”.

“La priorità – ha detto il sindaco di Correggio e vice presidente della Provincia – è accogliere i ragazzi in spazi dignitosi, perché ce n’è bisogno anche dal punto di vista educativo”. Quando la Malavasi parla di “spazi dignitosi” si
riferisce indirettamente, allontanandola, all’eventualità dell’utilizzo di prefabbricati. A Reggio Emilia sarà un’opzione che fino all’ultimo non verrà considerata. “Prima di arrivare lì si devono sondare tutte le opportunità del territorio – ha aggiunto – Quest’anno andrà bene se sapremo dimostrare di avere un buon senso di comunità”. L’altro filone di questa fase uno della vigilia delle riaperture scolastiche è l’attivazione degli uffici informatici. “L’obiettivo, assieme a Lepida e alla Regione, è rendere tutte le scuole connesse e con le stesse potenzialità da quel punto di vista”, ha detto.

Archiviata la “fase uno” della ricerca di spazi, ci sarà la “fase due” fatta dall’incrocio del risultato della mappatura non solo col numero degli studenti – e le classi al via saranno 990 nelle scuole superiori – ma anche con l’organico in dotazione e col servizio di trasporto pubblico. “Quanti ragazzi a Reggio Emilia potenzialmente rimarranno fuori? Solo sapendo questo possiamo fare i ragionamenti successivi e ovviamente dovremo avere insegnanti in più altrimenti dovremo cercare altre soluzioni ancora ovvero aule più grandi, perché non potremo dividere i ragazzi”, ha concluso la Malavasi.

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