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Reggiano ucciso in Indonesia: fermati due dipendenti. Si muove anche la Farnesina. VIDEO

GUASTALLA (Reggio Emilia) – E’ venerdì sull’isola di Pulau Weh, in Indonesia, e come ogni settimana Luca Aldrovandi si mette al lavoro coi bambini delle elementari. Obiettivo: spiagge libere dalla plastica. Queste parole sono la sua sorta di testamento ecologista. La tutela dell’ambiente, l’educazione, la pace, la libertà, la spiritualità: era questo che cercava il 52enne di Guastalla ucciso a coltellate nelle ultime ore. Cose che perseguiva da sempre, e in particolare da una decina d’anni: da quando, cioè, si era innamorato dell’isola e di una delle sue abitanti, Eva, 42 anni, diventata sua moglie e mamma della sua bimba di 9 anni. Chiede di suo padre, sa che non c’è più e vuole vederlo il prima possibile. La piccola abita a Guastalla assieme a una delle tre zie, Massimiliana, che non se la sente di dirci nulla di più se non che “stiamo aspettando, non sappiamo nulla”. La Farnesina comunica che “stiamo seguendo l’evoluzione della vicenda e siamo a disposizione della famiglia”.

Gli inquirenti hanno dei sospetti su una persona, ma sono due quelle fermate, entrambe dipendenti di Aldrovandi. Il 52enne ucciso gestiva il ristorante Bixio. Il locale sorge a pochi metri dal bungalow sulla spiaggia in cui abitava e dove è stato trovato senza vita alle 8 di mattina di giovedì ora locale. “Bixio” perché in quel luogo, si dice, morì uno dei protagonisti del Risorgimento italiano.

Stefano Dallari, dentista, scrittore, presidente della Casa del Tibet, era amico da una vita di Luca Aldovandi, conosciuto quando il 52enne era arrivato al centro culturale di Votigno in cerca di conoscenza, rilessione e spiritualità. Ci racconta che proprio Luca andò personalmente dal Dalai Lama a chiedergli di pregare per lui, quando, più di 20 anni fa, ebbe un grave incidente. E proprio Dallari ha girato le immagini e ha raccolto queste parole, quando, la scorsa Pasqua, è andato sull’isola a trovare Aldrovandi (clicca e guarda il video).

“Sono profondamente triste”, scrive Folco Terzani, lo sceneggiatore figlio di Tiziano che con Aldrovandi circa un anno fa aveva girato un documentario seguendo le tracce dei gorilla.

Aldrovandi avrebbe dovuto tornare nella sua Guastalla a Natale. Rientrava spesso, e aveva voluto che la figlia frequentasse le scuole qui. La moglie Eva era anche lei a casa della cognata Massimiliana quando è arrivata la notizia, ed è immediatamente partita per capire qualcosa di più dalla polizia del posto. Il corpo di Aldrovandi è stato trovato da un altro dei suoi dipendenti: era strano che lui, così mattiniero, non fosse ancora al ristorante a quell’ora. La porta del bungalow sarebbe stata trovata chiusa, e la scena era terrificante perché pare che la lama fosse ancora conficcata nel collo del 52enne. Si pensa ad una lite degenerata, ma non è esclusa la premeditazione per possibili vecchi dissapori. Una delle due persone fermate era in viaggio verso Sumatra. Poche ore prima del rinvenimento del corpo di Aldrovandi aveva ottenuto un permesso.

L’isola di Pulau Weh è un posto splendido e complicato, dove il dialogo tra differenti culture e approcci non è sempre scontato e dove la tensione è alta da tempo. Il fondamentalismo islamico è radicato. Aldrovandi si era convertito per sposare Eva, ma non era praticante.

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