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Pallacanestro Reggiana, tutte le pagelle di fine stagione

REGGIO EMILIA – Per la Pallacanestro Reggiana si è conclusa da 48 ore una delle più drammatiche stagioni nella massima serie di basket, culminata fortunatamente con la salvezza a quota 18 punti e con la bellezza di 19 giocatori e 2 allenatori sotto contratto. A bocce ferme, è tempo di stilare i nostri giudizi.

Federico Mussini: stagione in chiaroscuro, la sua. Male sotto la gestione Cagnardi, benino con Pillastrini. La sensazione è che la strada da fare sia ancora tanta, ma l’impegno si è sempre visto. Voto: 5,5.

Ricky Ledo: cacciato perché, oltre alle serate “brave” era troppo solista e accentratore. Se n’è andato da capocannoniere, ma non ha davvero mai convinto nonostante alcune giocate da restare a bocca aperta. Voto: 6

Bryon Allen: peggio di Penelope, ha fatto e disfatto anche svariate volte nel corso della stessa partita. Nelle serate “sì” scardina le difese, in quelle “no” – e ne abbiamo viste parecchie – è peggio della grandine. Voto: 5+.

Michael Dixon: arrivato una decina di giorni dopo Pillastrini come combo guard, si è dimostrato ben presto essere molto più guardia che play, ruolo nel quale è divenuto il giocatore con il più alto numero di perse in tutto il campionato. Qualche lampo, un paio di prove davvero buone, ma anche diversi passaggi a vuoto. Voto: 6.

Leonardo Candi: doveva essere la stagione della consacrazione per lui, invece si è trasformata in una sorta di incubo. Ok il cambio di ruolo, sia in campo che nello spogliatoio, però al netto di tutto stiamo parlando di una cocente delusione. Voto: 5.

K. C. Rivers: in biancorosso dal 7 dicembre all’11 febbraio, dopo le prime partite servitegli per riprendersi dal pesante infortunio ha fatto intravedere sprazzi da campione vero. Il problema è che li ha somministrati in dosi omeopatiche prima di accasarsi alla Stella Rossa. Voto: 6.

Patrick Richard: altro oggetto non identificato fino a un paio di gare dalla fine del campionato, quando ci ha permesso di intuire il suo potenziale. E’ un giocatore di sistema, che può tornare utile nella prossima stagione. Voto: 6.

Pablo Aguilar: giunto al primo “giro” di cambi nel roster, lo spagnolo si è dimostrato un giocatore di grande talento ma non abituato a lottare per traguardi come la salvezza. Inserito in un contesto che ne esalti le caratteristiche, può davvero diventare un’arma importante per tornare ai playoff dopo due stagioni di assenza. Voto: 6,5.

Raphael Gaspardo: come Candi, è stato l’altra cocente delusione di questo campionato. Malissimo con Cagnardi, all’inizio e alla fine della gestione Pillastrini ha fatto vedere le cose migliori. Troppo poco per strappare la sufficienza. Voto: 5

Alessandro Vigori ng: quasi sempre spettatore non pagante.

Spencer Butterfield ng: la sua esperienza in biancorosso è durata lo spazio di qualche partita. Poi, un infortunio, il rientro negli Usa per curarsi e la decisione di diventare… un agente immobiliare.

Chinemelu Elonu ng: arrivato a Reggio Emilia con alcuni problemi fisici, si è rotto definitivamente dopo qualche partita. Tagliato a gennaio.

Darius Johnson-Odom: il leader che la società ha inseguito per tutta la stagione è giunto il 25 marzo, in tempo per salvare la squadra e fare capire all’universo mondo da chi si dovrà ripartire nella prossima stagione. Voto: 7,5

Riccardo Cervi: alle prese con i soliti problemi alle ginocchia, la sua è stata un’altra annata costellata di alti e bassi tra stop forzati, prestazioni non certo eccellenti intervallate ad altre discrete. In scadenza di contratto, la sensazione è che si sia arrivati alla fine del romanzo tra il capitano e la Pallacanestro Reggiana. Voto: 5,5

Benjamin Ortner: chiamato per portare esperienza e serenità a un gruppo in netta crisi di identità, non ha certo sfavillato ma ha quasi sempre apportato il proprio mattoncino alla causa. Nell’ultimo mese e mezzo di campionato, tra i migliori in difesa senza sé e senza ma. Voto: 6

Eric Griffin: già a fine estate ci si era resi contro che il “quattro” titolare avrebbe avuto più di un problema con il campionato italiano. Purtroppo, non ci eravamo sbagliati… Voto: 4,5

Pedro Llompart: nessun canto del cigno per lui, nessun ultimo ballo. Netta inflessione rispetto al lucido play ammirato sotto la gestione Menetti lo scorso anno. Voto: 5

Niccolò De Vico: Ok la garra, ok anche la cazzimma, difendessero tutti come lui. Poi, però, bisogna anche fare canestro ogni tanto e il buon Nik, quest’anno, ne ha fatti davvero pochini. Voto: 5,5.

Darel Poirier ng: arrivato con Johnson-Odom, è tornato negli States per provare a essere chiamato al draft Nba senza aver disputato neppure un secondo in maglia Grissin Bon. Siamo sicuri che sia già divenuto un oggetto di culto in città.

Devis Cagnardi: si è assunto grandi responsabilità accettando l’incarico di head coach in una stagione così particolare e dopo 8 anni di Menetti. L’idea concettuale di quintetto base iniziale non era neppure male, ma le cose hanno presto iniziato ad andare a Sud e Devis non è stato in grado di invertire la rotta nonostante alcune belle vittorie, su tutte quella con Venezia. Sollevato dall’incarico a inizio febbraio, Landi gli ha comunque dedicato la salvezza. Voto: 5.

Stefano Pillastrini: tornato in A dopo un’assenza di 9 anni, ha necessitato di un secondo restyling al roster per cercare di raddrizzare la barca. Alla fine qualcosa di discreto si è visto, soprattutto in difesa, ma tutti, addetti ai lavori e tifosi, si aspettavano qualcosa in più dalla sua gestione. L’obiettivo salvezza, comunque, l’ha centrato. Voto: 6

Alessandro Frosini: quando si hanno sotto contratto 19 giocatori in una stagione, sul banco degli imputati ci deve finire giocoforza anche il direttore sportivo. Nell’intervista post Cremona, ultima di campionato, ha detto: “L’annata ci ha insegnato tanto, soprattutto a me”. Dovesse restare, errare humanum est, perseverare diabolicumVoto: 4,5.

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