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Mâtilde, le amazzoni del rock made in Reggio

Michelle Cristofori e Elena Torelli ci raccontano le radici di una band reggiana tutta al femminile. «Mâtilde esprime in musica l’essenza anarchica della condivisione. Essere donna è punk! »





Mettere insieme venticinque donne sembrerebbe a prima vista un lavoro arduo per chiunque. Non per loro. Il collettivo Mâtilde nasce nel 2017 da Arzân.
Raccoglie ad oggi circa 25 musiciste, ed è formato principalmente da donne reggiane provenienti da band ed esperienze musicali diverse. Abbiamo incontrato Michelle Cristofori, 42 anni, ideatrice del progetto, insieme a Elena Torelli, 38 anni, chitarrista del collettivo che ci hanno raccontato come Mâtilde ha cambiato la loro idea di fare musica.










Michelle, come hai raccolto più di venti musiciste donne, come è nato il progetto Mâtilde?
L’esigenza di colmare un vuoto artistico insieme alla voglia di dare voce e riparo alle artiste donne della zona. Musiciste, cantanti che in altre realtà musicali magari non avrebbero trovato voce. La mia esperienza in Arzân mi ha aiutato ad entrare in contatto con diverse persone nel campo della musica . Anche lì però ho avuto modo di toccare con mano come le donne fossero in numero inferiore rispetto ai musicisti uomini e di come la loro voce, sia meno ascoltata. Questo rispecchia un dato comune non solo a Reggio ma nel mondo intero. Tantissimi musicisti uomini e pochissime donne. Allora ho iniziato a telefonare a tutte le musiciste che, per un motivo o per un altro, avevano abbandonato il mondo della musica. Mamme con figli, donne in ‘età non propriamente discografica’.






A proposito di età, quanti anni hanno le artiste di Mâtilde?






Copriamo un bel range. Dai diciotto ai cinquanta . Anche questo, secondo noi, è un fattore da non sottovalutare. Dopo una certa età la donna tende ad essere dimenticata, vuoi perchè non rispetta più certi canoni estetici vuoi perchè si trova fuori da quel limite temporale ‘produttivo’. Questo succede anche nella musica. Per noi ovviamente non è così, in un certo senso ce ne freghiamo. In Mâtilde ci sono donne belle e meno belle, giovani e meno giovani. Ci piace così.










Il nome. Come Matilde di Canossa…






Si, esatto. Cercavamo un nome che potesse rappresentare il collettivo di donne e, allo stesso tempo, che fosse un simbolo del nostro territorio . Chi meglio di Matilde di Canossa. Fu un personaggio femminile tra i più importanti della storia. Oltre a diventare un punto di riferimento per i suoi sudditi, la contessa in un’epoca in cui le donne erano considerate nettamente inferiori all’uomo, dimostrò la sua attitudine al comando insieme ad un atteggiamento di apertura verso il prossimo che viene ricordato ancora oggi. Una donna profondamente indipendente.
Quali sono le difficoltà che avete incontrato sulla vostra strada ?
Ce ne sono state ma non ci buttiamo giù. L’ostacolo più grande è stato trovare un posto dove provare, una sala di registrazione. E’ un pò difficoltoso stare in venti in una stanza sola. Ora siamo approdati al Sd Factory . Per noi è una grande iniezione di fiducia.














A marzo avete suonato nella Sala del Tricolore in occasione del riconoscimento al femminile ‘Reggiane per Esempio’, com è stato ?
E’ stato un onore partecipare, quando ci hanno invitato siamo state felicissime. Dopo quell’esperienza ci siamo sentite arricchite . La città ci è vicina, questo lo abbiamo visto in diverse occasioni dal vivo: alla Polveriera, al Ghirba al femminile e ai Chiostri.






Che genere fanno le Mâtilde?
Non facciamo un genere preciso. Rock, pop, indie, elettronica, fusion, viviamo di contaminazioni. Il bello del collettivo Mâtilde è che ogni musicista porta con sè il proprio background. Capita spesso che venendo da progetti diversi ognuna porti in Mâtilde un suo pezzo o un concept. Da lì una volta partite, è tutto un divenire.










Ci fate un esempio pratico?

Mi viene in mente il brano che abbiamo registrato nel nostro primo ep. S’intitola ‘Acqua’. E’ partito da un concept legato a Masaru Emoto, uno studioso giapponese. Emoto ha messo a punto una tecnica che ha consentito di scoprire i segni del linguaggio figurativo con cui l’acqua risponde agli stimoli esterni. Attraverso questa tecnica è possibile fotografare i cristalli ottenuti dal congelamento di acqua sottoposta alle vibrazioni non solo di parole o brani musicali, ma anche di pensieri e stati d’animo. Si è visto che l’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri positivi forma dei cristalli bellissimi invece, l’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri negativi reagisce creando strutture amorfe e prive di armonia. Questo ci dimostra come sia tutto collegato. Una volta condiviso il punto di partenza con le Mâtilde, ognuno ha integrato con un proprio contributo, mettendoci del suo. Ne è venuto fuori un brano unico. Dal passaggio più elettronico a quello più pop. Più o meno ci muoviamo così per ogni pezzo, anche nell’improvvisazione.










Questo muoversi insieme è un punto di forza delle donne, secondo voi?
Si dice che le donne non sappiano fare squadra ma non è così. Sappiamo fare qualsiasi cosa se ci mettiamo in testa di poterla fare. Noi ad esempio abbiamo creato questa grande famiglia con Mâtilde, una vera e propria rete. Ci aiutiamo a vicenda nella vita di tutti i giorni oltre a comporre musica. Una sana interdipendenza.





Difficile di questi tempi
Complicato ma maledettamente più bello. Quando si entra in contatto con qualcuno inevitabilmente ci si ‘sporca’. La conoscenza dell’altro per noi sta proprio in questo. In Mâtilde siamo tutte diverse. Impiegate, logopediste, maestre, mamme e studentesse, ce n’è per tutti i gusti ma quando siamo sul palco diventiamo un blocco unico, siamo armonia.










Tenere insieme più di venti teste non è sempre facile , come ci riuscite sul palco?
C’è da dire che ognuna di noi va sul palco solo se vuole esserci. Siamo interscambiabili, capita che per impegni di varia natura alcune manchino nelle serate di esibizione. Questo non è un problema . Alcune cantano, sanno suonare la batteria e la chitarra. Insomma sappiamo essere multitasking. Durante le prove e nei concerti comunichiamo continuamente anche con un solo sguardo. Abbiamo sperimentato un set circolare per le performance live. Un vero incubo per i fonici.






In cosa consiste ?
Invece che schierate sul palco ci riuniamo in cerchio. Questo rimanda all’idea della condivisione assoluta con il pubblico. C’è un non so che di anarchico in questa impostazione. Non c’è muro tra chi ascolta e chi fa musica, tutto diventa fluido. Non c’è chi ha un ruolo predominante tra i due. Questo modo di fare musica alla pari è fantastico anche se difficile da gestire a livello tecnico.
Fate tutto da sole?
Per la maggior parte si. Carichiamo gli strumenti in macchia e partiamo, non è facile far muovere oltre venti musiciste ma piano piano ci si riesce. Montiamo gli impianti e allestiamo il palco. Gabriele Riccioni, il nostro fonico è l’unico uomo.






Progetti per il futuro?
Da poco è uscito il nostro primo ep, che si chiama Mâtilde.










Quali sono i punti di forza di Mâtilde?
L’assoluta permeabilità, l’esaltazione delle differenze che inevitabilmente ci sono e la forza della fragilità.






La vostra idea di musica?
Il musicista ha sempre occupato un posto preminente all’interno delle società antiche, veniva equiparato al sacerdote. La nostra idea di musica rimanda all’importanza di ritagliare, in un sistema secolarizzato come il nostro, uno spazio alla spiritualità. E questo le donne lo sanno fare bene.





a cura di Morena Iapaolo





















IL COLLETTIVO Mâtilde





Irene Pincella (ORTENSIE ASSASSINE, I-DOLL) – batteria percussioni, voce, letture; Ilaria Zanicchi (GET YOUR SHIT TOGETHER) – basso batteria percussioni voce; Valeria Tirelli – batteria/elettronica/djembe (STERISTRIP)
Federica Sarcone ( I-DOLL) – chitarra elettrica, batteria ; Stella Baraldi – voce percussioni (STELLA/BAFFODORO); Michelle Cristofori (MICROMOUSE, IL RE) – voce batteria percussioni; Laura Storchi (JULIE’S HAIRCUT) – voce percussioni; Laura Sghedoni (MQUESTIONMARK, IL RE) – voce basso percussioni; Alice Bertolotti (STERISTRIP) – chitarra elettrica, Silvia Orlandini – sax, clarinetto (Banlieu des Artes, Shakin’, PMI Orchestra); Francesca Pompili (MICROMOUSE) – basso, voce; Gloria Annovi (MICROMOUSE) – organo elettrico; Annalisa Liuzzi (LILITH LE MORTE) – basso voce percussioni; Alice Cusi (LILITH LE MORTE) – voce tastiera drum machine percussioni; Francesca Vezzani (I TAMBURI DEL CROSTOLO) – dundun sangban e djembe; Ilaria Liuzzi (CHAMELEON MIME/BANDA DI QUARTIERE) – violino, Elena Torelli – chitarra elettrica; Linda Cagossi(KEINENDE, I-DOLL) – voce synth ; Nicole Ori (KEINENDE, I-DOLL) – voce, letture; Zoe Martorana – voce, percussioni; Chiara Ranieri – voce, letture; Sara Zambrini – chitarra acustica; Simona Borillo (THE PERRIS) – basso, violino





Altre Mâtilde:





Mia Spattini – violino (TIN WHISTLE)

Lucia Squillari – violoncello

Simona Gherpelli (L’ORCHESTRINA INSTABILE DI CASA BETTOLA)- flauto traverso

Patrizia Pecchini Pecos (BANDA DI QUARTIERE–Orchestrina Instabile) – flauto traverso

Anna Corsi (BANDA DI QUARTIERE) – tromba, hang

Francesca Guastalla – voce






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