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Mafie, Valerio: “‘ndrangheta in affari pure con progetti umanitari”

REGGIO EMILIA – Il “pentito” Antonio Valerio apre una nuova finestra sulle attivita’ illecite esercitate dalla ‘ndrangheta in Emilia. La cosca che operava con epicentro a Reggio Emilia facendo riferimento alla famiglia Grande Aracri di Cutro si occupo’ infatti, secondo il collaboratore di giustizia, anche di speculazioni finanziarie collegate a progetti umanitari. Un elemento finora mai emerso che Valerio annuncia oggi nel processo Aemilia 1992 – con al centro i due omicidi di mafia avvenuti nel reggiano 27 anni fa – durante il controesame dei difensori degli imputati.


“I progetti iniziavano cosi’ (a scopi benefici, ndr) ma poi i soldi venivano gestiti diversamente e finivano nelle fondazioni che ne fanno sparire le tracce”, dice Valerio, chiamando in causa due nuove persone. La prima e’ un faccendiere di Milano “che aveva anche un ufficio a Lugano”, la seconda una senatrice. “Di quale partito?”, chiedono i legali.


“Credo di Forza Italia, comunque del centrodestra”, la risposta di Valerio. Il quale, alla domanda se questi fatti siano mai stati affrontati in un aula di tribunale, risponde sibillino: “Ancora no”. Non e’ tutto perche’ il collaboratore dichiara di essersi occupato personalmente, tra il 2010 e il 2012, anche di frodi in materia di “moneta virtuale” ed energie rinnovabili. Nel primo caso con triangolazioni tra societa’ per ottenere fidejussioni in un periodo in cui le banche non le erogavano. Nel secondo con un progetto per entrare nel mercato “green” del “cippato di legno”. Chiaramente “tutto pareva lecito, avevamo anche un macchinario, ma poi ci sarebbero state operazioni farlocche”, conclude Valerio.


“Oggi non mi sento piu’ uno ‘ndranghetista, ma un collaboratore di giustizia, quindi un uomo per la giustizia che cerca di portare la verita’ su alcuni fatti, sperando in un ravvedimento anche dei miei correi”, ha aggiunto Valerio. A lui si chiede conto di un’affermazione delle scorse udienze in cui ha deifinito se stesso “un uomo di giustizia”, su cui pero’ oggi corregge il tiro. “Se nella foga ho detto cosi’, offendo la dignita’ delle persone che lo sono, i giudici, i magistrati e gli uomini che mi fanno da scorta”. Loro, continua Valerio, “lo hanno scelto di stare con la giustizia, a me e’ successo di diventarlo dopo”.