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La Grissin Bon è una raccolta di figurine. Serve un’anima per essere squadra

REGGIO EMILIA – Non ci vuole certo Freud (o forse sì?) per decriptare le sconfitte della Pallacanestro Reggiana in questo girone d’andata, poiché il copione spesso e volentieri è stato il medesimo. Alla prima, vera, spallata degli avversari, la squadra di Buscaglia non è in grado di reagire prendendo parziali che uccidono il match.

Il fatto che 5 dei 9 ko siano arrivati con almeno 15 punti di scarto è la prova provata dell’assunto di cui sopra. E’ troppo riduttivo e semplicistico dire che questa squadra non difende – anche ieri sera Upshaw ha palesato i soliti, imbarazzanti, limiti nel seguire i tagli; Mekel si è fatto battere più volte da Fantinelli uno contro uno; Johnson-Odom saltava sulle finte di Aradori come nemmeno i tappi dello spumante a Capodanno; Fontecchio e Vojvoda hanno optato per la loro versione più gandhiana e così via – perché, ovviamente, non si sta parlando di voglia di “sbattersi”. Le affermazioni nel post gara di coach Buscaglia – “siamo questi, la classifica non mente” – spostano l’accento su un altro aspetto, casomai. Il fatto, cioè, che il roster non abbia difensori puri, gente con nelle corde il salto oltre i cartelloni o la scivolata sul parquet per recuperare un pallone; una difesa asfissiante sull’uomo o, in alternativa, una valida difesa di squadra.

A questo gruppo manca un fattore importante che fa la differenza tra vincere o perdere le partite: la garra, la voglia di lottare e soffrire, di gettare il cuore oltre l’ostacolo. In poche parole, l’anima. Ora, alla fine del girone d’andata è lecito interrogarsi sul perché manchi l’anima: si tratta di caratteristiche dei singoli? Oppure di mancanza di “manico”? Perché se è vero che Mekel non è mai stato un Kraft, che Upshaw non è mai stato un Sutton e che Owens non è mai stato un Hogue, è anche vero che tutti, davvero tutti, si aspettavano qualcosa in più dal coach che per filosofia di gioco sposa in pieno il dna di Reggio: difesa, contropiede e pubblico da sesto uomo. Ossimori guardando in faccia la realtà delle cose.  

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