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Inchiesta appalti in Comune, rinviato il Riesame sui ricorsi. VIDEO

REGGIO EMILIA – Si dovrà attendere sino al 15 luglio per la decisione del tribunale del Riesame che dovrà decidere sui ricorsi presentati da alcuni degli avvocati dei 15 indagati nell’inchiesta sulle presunte irregolarità negli appalti del Comune di Reggio.

Cinque concessioni che sarebbero state cucite “ad hoc” sui vincitori dei bandi. Ad allungare ulteriormente i tempi di questa inchiesta condotta dalla Procura reggiana, un difetto di notifica a uno dei legali. I ricorsi sono di fatto un passaggio tecnico per le difese, per poter accedere alla imponente mole di documenti e intercettazioni che sarebbero il cuore di questa inchiesta condotta da quattro pubblici ministeri.

Un’indagine che sarebbe nata a strascico di un’altra vicenda riportata in parte dal Resto del Carlino e che avrebbe come fulcro l’avvocato Santo Gnoni, che risulta tra gli indagati e figura centrale. Dirigente e responsabile dell’ufficio legale del Comune per oltre 30 anni, verso la fine del 2013 in qualità di membro della Commissione tributaria provinciale era incaricato di esaminare un ricorso dopo un accertamento dell’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia sui rapporti economici tra due aziende private. Gnoni avrebbe chiesto al legale di una delle aziende un regalo di Natale da 15mila euro per aggiustare la causa.

Ci sarebbero anche stati anche incontri a Parma con questo suo collega, che ne avrebbe parlato con altri legali, tutti poi ascoltati dalla guardia di finanza. Da qui, sarebbero state decise le intercettazioni nell’ufficio di Gnoni che avrebbero dato agli inquirenti l’impulso fondamentale all’inchiesta. A smontare il domino delle accuse è il difensore di Gnoni, l’avvocato Liborio Cataliotti che rimarca come la somma di denaro in effetti non sia mai stata versata e nonostante questo l’azienda ricorrente vinse la causa. Il legale parla di profonde contraddizioni, mentre il suo cliente si dice completamente estraneo ai fatti.

Insomma, un puzzle di accuse e situazioni che vengono a galla a fatica, con la variabile non indifferente dei tempi molto lunghi di questa inchiesta anche per gli stessi indagati. Tra loro, oltre a diversi dirigenti, anche due membri della prima giunta Vecchi, Matteo Sassi e Mirko Tutino. Nel limbo restano tutti gli indagati, che attendono di essere ascoltati dagli inquirenti

“Mi auguro che l’inchiesta metta definitivamente la parola fine a un malcostume riguardante la trasparenza sugli accessi agli atti”. Sono le parole di Paola Soragni, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle che ricorda tutte le difficoltà riscontrate durante la scorsa legislatura nell’accesso ai documenti con risposte che arrivavano spesso a voce e non con atti scritti.

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