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Gestione migranti, il bando va deserto

REGGIO EMILIA – Sono scaduti martedì scorso i termini per partecipare al bando di gara indetto dalla prefettura per l’accoglienza delle persone richiedenti asilo. La Cooperativa l’Ovile non ha partecipato al bando che è andato deserto (quindi non hanno partecipato nemmeno le altre realtà che gestiscono l’accoglienza migranti, in primis la capofila, ovvero la Dimora D’Abramo).


“È stata una decisione molto sofferta e meditata – ha spiegato Valerio Maramotti, presidente della cooperativa sociale e del Consorzio Oscar Romero – Finora abbiamo gestito l’accoglienza di queste persone proponendo percorsi di reale integrazione sia sociale che lavorativa, e possiamo dire che, ad oggi, i numeri delle persone inserite con successo nel mondo del lavoro e in attività sociali lo dimostrano”.


“Abbiamo dato lavoro, assumendo e pagando in modo regolare, giovani educatori, insegnanti, mediatori culturali e abbiamo dato vita a collaborazioni con le comunità locali, con le associazioni e con la nostra Chiesa – prosegue il presidente della Cooperativa L’Ovile – Abbiamo preso in affitto e pagato affitti in modo regolare a tanti proprietari italiani. Abbiamo cercato di far sentire questi uomini e donne a “casa loro”, ascoltato le loro sofferenze, condividendo i loro cammini di vita e correggendo, ove sia stato possibile, atteggiamenti non positivi”.


“Il capitolato di questo nuovo bando, però, non prevedeva molto di tutto questo. Riduce il ruolo delle cooperative a dispensatori di pasti in piatti, posate e bicchieri di plastica usa e getta, e un letto con lenzuola di carta da buttare, e che quasi non copre neanche gli oneri della sicurezza sul lavoro delle persone assunte. Nella vita degli uomini, il cibo e il letto sono importanti ma non sono tutto – spiega con profondo rammarico il presidente Maramotti – e noi abbiamo cercato di non dare soltanto un tetto e un piatto di pasta a queste persone, inserendole nel miglior modo possibile in una società nella quale potessero diventare figure attive e produttive, in grado di dare e non soltanto di ricevere”.


“Qualche riduzione nel nuovo bando ci poteva stare, ma il vero risparmio poteva e doveva essere nel ridurre i tempi di risposta dell’istanza di richiesta asilo (oggi in media più 600 gg, con le relative difficoltà di gestione degli individui per quel periodo) che esasperano i richiedenti e gli accoglienti. Non siamo disponibili ad una accoglienza di bassa qualità che vede le persone non più come uomini e donne da integrare ma soggetti “da mantenere” in attesa di un’espulsione che sappiamo bene molto difficilmente arriverà, almeno in termini di realizzazione concreta del provvedimento”.


Analizzando però la situazione attuale, a fronte del bando andato deserto, il presidente Valerio Maramotti fa il punto e sottolinea: “Non metteremo per strada nessuno e almeno fino al prossimo 30 giugno per noi non cambierà niente, poi si vedrà ”.


“Rimaniamo come sempre a disposizione del prefetto Maria Forte e della dottoressa vicaria Alessandra Denotaristefani alle quali va tutta la nostra stima per la collaborazione e la comprensione dimostratici in questi anni, ma una cosa certa l’accoglienza è una cosa seria e noi abbiamo dimostrato coi fatti di averla interpretata nel modo corretto, ma a queste condizioni è davvero difficile, se non quasi impossibile, mantenere gli stessi standard, col rischio poi di ritrovarci tante persone senza punti di riferimento, pronti magari a trovare espedienti per sopravvivere a discapito della sicurezza dei cittadini reggiani. Mi auguro che qualcosa cambi e cambi in fretta per consentirci di fare il nostro lavoro e per dare un futuro dignitoso e queste persone che sono solo alla ricerca di un po’ di serenità”.


Il bilancio: il fatturato è salito a 16 milioni di euro

Centosessantuno persone svantaggiate inserite nel mondo del lavoro, oltre 500 accolte dai servizi residenziali e più di 1100 persone inserite in progetti di mediazione e inclusione su tutto il territorio reggiano, provincia compresa, con risparmi per la Pubblica amministrazione di ben 597 mila euro. Sono questi i primi dati salienti che emergono dal bilancio economico e da quello di responsabilità sociale approvati dall’assemblea dalla Cooperativa sociale l’Ovile, in merito all’esercizio dell’anno 2018.


Il bilancio economico palesa numeri in crescita rispetto alla gestione 2017, con un fatturato di 16 milioni di euro di ricchezza prodotta, compresi i finanziamenti indicati nella nota integrativa del bilancio di responsabilità sociale. L’assemblea, che fra presenti e delegati ha rappresentato i 40% dei soci, ha approvato all’unanimità e con soddisfazione, un utile di 141 mila euro che sarà reinvestito interamente nelle attività future; un utile leggermente inferiore all1%, precisamente dello 0,89%, in linea coi trend degli esercizi precedenti.


L’obiettivo della Cooperativa l’Ovile, per l’esercizio attuale, è quindi quello di consolidare le svariate attività che annovera al proprio interno, malgrado persistano forti incertezze legate al settore dell’accoglienza. La società, presieduta da Valerio Maramotti, anche nell’esercizio 2018, ha svolto attività molto diversificate e per l’esercizio amministrativo in corso la dirigenza sta constatando una crescita generalizzata in tutti i settori ad eccezione di quello dell’accoglienza.


“Come Cooperativa, in via generale, ci sentiamo molto tranquilli – ha spiegato proprio il presidente Valerio Maramotti – ma esprimiamo forte preoccupazione per l’attività di accoglienza all’interno della quale stiamo dando lavoro a oltre 30 persone, tra insegnanti, educatori e mediatori culturali, tutte figure professionali che oggi rischiano di perdere il loro posto di lavoro, avendo contratti a termine legati ai bandi della prefettura, a causa dei nuovi importi ben al di sotto del nostro reale fabbisogno, che, oltretutto, rischiano di compromettere anche l’erogazione dei nostri servizi”.