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Falsi permessi di soggiorno, arrestato un indiano di 30 anni

REGGIO EMILIA – Un trentenne indiano è stato arrestato, nella notte fra lunedì e martedì, dalla Digos di Reggio, nella sua abitazione di Santa Vittoria di Gualtieri mentre stava uscendo di casa per andare a lavorare. Ora è ai domiciliari.


Simranjit Singh, soprannominato “Obama”, è finito in manette in esecuzione di un’ordinanza del Gip di Catania all’interno di un’inchiesta in cui sono finite in carcere e ai domiciliari altre nove persone (cinque italiai e cinque extracomunitari) accusate di appartenere ad una associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina mediante la predisposizione di falsi documenti necessari al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno.


“Obama” si era trasferito già da qualche anno a Reggio Emilia da Catania. Non sposato, lavorava in un’azienda agricola della Bassa e viveva con il fratello, anch’esso regolare. E’ considerato dagli inquirenti un falso ospitante che, in questo modo, avrebbe agevolato degli stranieri per ottenere i permessi di soggiorno.


Gli altri arrestati sono Abdourahmane Seck, detto “Mario” o “Cire” o “Berlusconi”, 51 anni, senegalese regolare, considerato dagli inquirenti capo/promotore dell’associazione, Cheikh Sarr, detto “Saro”, classe 54 anni, senegalese irregolare sul territorio nazionale, che si sarebbe occupato delle iscrizioni anagrafiche e/o cambi di residenza, Maria Riccardo Attilio Topazio, 58 anni, ispettore della Municipale di Catania, che si sarebbe occupato delle verifiche delle residenze, Giuseppe Torre, 55 anni, ispettore della Municipale di Catania, che avrebbe verificato l’idoneità dell’alloggio.


Ai domiciliari sono finiti Alessandro Faranda, 44 anni, che è accusato di essere falso datore di lavoro e coniuge fittizio di una cittadina dominicana per agevolarne il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, Kayum Hossain, 38 anni, bengalese regolare sul territorio nazionale, che è considerato l’autore delle contraffazioni materiali dei documenti, Lorenzo Russo, 53 anni, che sarebbe stato un falso ospitante, Simranjit Singh, appunto, 30 anni, indiano che sarebbe stato pure lui un falso ospitante e Sahada Sow, detto “Daouada”, 39 anni, senegalese, regolare sul territorio nazionale, che sarebbe stato il factotum dell’organizzazione.


Secondo gli inquirenti si tratta di una vicenda che dimostra come l’escalation dei flussi migratori diretti verso l’Europa e, in particolare verso l’Italia, quale paese di destinazione o transito, avrebbe assicurato al sodalizio un vasto bacino di utenza. Le richieste dei “servizi” provenivano da soggetti domiciliati in varie parti d’Italia (da Brescia e da Siracusa) e anche in altri stati europei (fra i quali Malta e Francia) a cui l’associazione avrebbe garantito il rilascio dei documenti richiesti in tempi ridottissimi per evitare ulteriori spese di trasferta e di soggiorno, in aggiunta agli onerosi prezzi delle prestazioni.


Proprio per venire incontro alle esigenza della clientela “fuori sede”, oltre ai normali pagamenti in contanti, l’organizzazione criminale avrebbe disposto anche di un circuito di pagamento telematico con carte Postepay, sul quale sarebbero confluiti i versamenti del primo acconto della tariffa stabilita, in attesa del pagamento del “saldo”, condizionato all’esito positivo della pratica con il rilascio dell’atto amministrativo o comunque dell’atto presupposto (matrimonio simulato, assunzione fittizia ecc). Ovviamente, tale tariffa variava in funzione della rilevanza e della difficoltà di alterazione del documento richiesto.


In ogni caso, a riprova della natura imprenditoriale dell’attività criminosa, il sodalizio avrebbe offerto frequentemente una sorta di diritto di “recesso”, dato che, nel caso in cui la pratica non fosse andata a buon fine, al cliente era garantita la restituzione dell’acconto già versato.


Scrivono gli inquirenti: “L’articolazione dell’organizzazione era funzionalmente calibrata sulle fasi del procedimento amministrativo volto all’acquisizione del titolo di soggiorno, essendo in particolare affidata ai pubblici ufficiali partecipi del sodalizio la fondamentale funzione di incidere, mediante false attestazioni, sull’esito dei controlli e dei sub procedimenti di rispettiva competenza. In tal senso, il ruolo di alcuni sodali era legato alla specifica tipologia di permesso di soggiorno richiesto dal cliente, implicante differenti presupposti, oggetto delle false attestazioni: così, per il permesso per lavoro subordinato, il sodalizio disponeva di soggetti atti a prestarsi quali falsi datori di lavoro; per il permesso per motivi familiari disponeva di soggetti disposti a contrarre matrimonio di comodo; per i soggiorni di lungo periodo, condizionati a requisiti più stringenti, era necessario l’intervento dei pubblici ufficiali infedeli, pronti ad attestarne falsamente la sussistenza”.


L’associazione si sarebbe dunque configurata come una vera e propria agenzia di servizi, pronta a soddisfare, celermente ed efficacemente, qualsivoglia esigenza collegata al rilascio di titoli di soggiorno e avrebbe assicurato false attestazioni sia in relazione alla titolarità di reddito, sia in relazione alla disponibilità di un alloggio idoneo, reclutando coniugi di comodo per matrimoni simulati finalizzati al permesso di soggiorno per motivi familiari.


Il quartiere generale sarebbe stato presso il mercato di Catania di Piazza Carlo Alberto dove il promotore del sodalizio di etnia senegalese gestiva una bancarella di scarpe e occhiali griffati contraffatti. Sono stati individuati circa 100 soggetti stranieri che sarebbero stati favoriti dall’organizzazione: fra di essi risulta anche un tunisino, che aveva contatti diretti con un soggetto all’epoca arrestato per altri fatti insieme ad Anis Amri, il noto terrorista autore della strage di Berlino, avvenuta ai mercatini di Natale il 19 dicembre 2016.


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