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Crisi salumificio Sare, la Prodi: “Garanzie a dipendenti su Tfr e posto lavoro in caso di nuova proprietà”

REGGIO EMILIA – La vertenza tra sindacati e azienda per la chiusura del salumificio Sare di Bibbiano è al centro di un’interrogazione di Silvia Prodi (Misto). “La proprietà dell’azienda, specializzata nella lavorazione delle carni (prosciutto cotto)”, spiega Prodi, “ha avviato in data 20 maggio 2019 la procedura di licenziamento collettivo per cessazione dell’attività di tutti i 26 dipendenti attualmente in forza, tra impiegati ed operai. Lo stabilimento, tuttavia, anche se fermo da tre mesi, è in perfette condizioni di funzionamento e manutenuto. La sua crisi”, specifica la consigliera “è dovuta a fattori non riconducibili alla forza lavoro, ma esclusivamente a condizioni generali di mercato”.


“L’azienda”, come illustra Prodi, “ha richiesto la sottoscrizione di un verbale di chiusura della procedura in bonis, impegnandosi a erogare le retribuzioni arretrate ed il Tfr secondo un piano rateale scaglionato in 18/24 rate, e la parte sindacale si è dichiarata disponibile all’accettazione del piano a condizione che, contestualmente alla firma dell’ accordo, venisse rilasciata una garanzia reale sui crediti dei lavoratori sotto forma di iscrizione ipotecaria volontaria”. Prodi spiega che però non è stato trovato un accordo visto che “la proprietà non ha accettato la richiesta dei sindacati asserendo che, in ogni caso, i lavoratori avrebbero, rispetto al Tfr, accesso al fondo di garanzia costituito presso l’Inps (che interviene però solo in caso di procedura concorsuale aperta)” e anche l’assemblea dei lavoratori ha respinto il piano.


Nel frattempo, sarebbe emerso un presunto “interessamento di imprenditori ad un eventuale subentro, fatto non smentito dall’azienda anche se sminuito”. La parte sindacale avrebbe quindi chiesto di “fare ricorso alla Cassa integrazione straordinaria per mantenere in vita i rapporti di lavoro e consentire all’attuale proprietà di avere più tempo per individuare l’acquirente e favorire il transito dei lavoratori da un assetto all’altro”.


Prodi chiede quindi alla Regione in che modo si possano preservare i posti di lavoro dei dipendenti, o “quali azioni mettere in campo affinché la proprietà dia piene garanzie sulla corresponsione ai lavoratori del Tfr spettante”. Altra richiesta della consigliera, sapere “se vi siano situazioni analoghe per quanto riguarda il comparto lavorazione carni”, settore dove è riconosciuta “una pesante migrazione verso pratiche di sfruttamento lavorativo attraverso subappalti”, e se “questo specifico caso non possa avere simile configurazione”.


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