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Covid-19 e stress post traumatico: l’Ausl di Reggio Emilia ha preso in carico oltre 300 persone. VIDEO

REGGIO EMILIA – Più di 300 persone tra malati, parenti delle vittime e operatori sanitari sono stati presi in carico dal servizio di Psicologia d’urgenza dell’Ausl reggiana per disagi psicologici derivanti dal Covid. Ora si
inizia a valutare l’eventuale stress post traumatico.

“Da letteratura, lo stress post traumatico si manifesta a partire da circa un mese dall’evento; prima c’è lo stress acuto”, ha spiegato Laura Torricelli, psicologa dell’Ausl. E’ adesso, quindi, che si inizia a vedere quali strascichi psicologici possa aver lasciato l’esperienza del Coronavirus in malati ora guariti, nei loro famigliari e nei famigliari delle vittime, senza dimenticare gli operatori sanitari che hanno vissuto la pandemia in prima linea. Disagi che potrebbero durare mesi o anche anni.

Fin dai primi di marzo l’Ausl ha attivato il servizio della Psicologia d’urgenza, mettendo al lavoro una squadra composta da cinque professioniste coordinate dalla dottoressa Laura Torricelli. L’equipe ha assistito circa 80 tra pazienti e famigliari e 250 medici, infermieri e in generale sanitari: tramite colloqui telefonici o con videochiamate,
singolarmente o in gruppo.

Nel primo periodo si è trattato di decomprimere e contenere lo stress, adesso occorre rielaborare l’esperienza. E infatti in questi giorni l’Ausl sta iniziando a richiamare persone prese in carico e che potrebbero essere alle prese con lo stress post traumatico, come ad esempio flash back o sensazioni di soffocamento simili a quelle provate durante il ricovero in Terapia intensiva, agli Infettivi o in Pneumologia. “Possono insorgere anche altre patologie però, come ansia e depressione – ha spiegato la Torriccelli – Si è trattato di un trauma collettivo, assimilabile col terremoto del 2012. L’esposizione a un’emergenza, che sia sanitaria o naturale, dà origine a risposte tipiche, risposte normali di persone normali a eventi anormali”.

La surrealità dell’evento, la perdita di controllo, il trovarsi di fronte a qualcosa di sconosciuto e la sensazione di solitudine gli elementi che maggiormente hanno causato disagi. Le persone vengono trattate con la tecnica, in sigla Emdr, molto utilizzata nella cura dello stress da trauma dalla fine degli anni ’80. Stimolando i movimenti oculari, lo psicoterapeuta attiva impulsi elettrici neurologici, riuscendo a lavorare sui ricordi immagazzinati al momento del trauma che sono come ferite aperte e che possono interferire, nel caso dei sanitari, con la professione.

“Il rischio maggiore è quello del burnout, logorio dato dalla stanchezza per il lavoro e per la sofferenza provata – ha concluso la Torricelli – Qualche operatore sanitario ha manifestato la volontà di cambiare lavoro? E’ una delle domande che più frequentemente ci si pone e la terapia psicologica mira proprio a far emergere di nuovo le risorse che ti fanno dire no, non cambio perché io amo il mio lavoro”.

Accanto alla psicologia d’emergenza si è mosso da subito anche il servizio territoriale della Salute mentale, con numeri attivati in tutta la provincia per dare ascolto a cittadini alle prese con le preoccupazioni da isolamento. Nel momento di massima emergenza, si sono registrate anche 20 telefonate al giorno da parte della popolazione.

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