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Coronavirus, Bosco (Cgil): “Troppe aziende aperte, c’è chi fa il furbo”

REGGIO EMILIA – “Noi abbiamo a cuore i posti di lavoro, ma oggi la priorità è quella di salvare la salute di chi lavora. Se la gente va in fabbrica e muore, avere un lavoro serve a poco”. E’ il pensiero di Ivano Bosco, segretario della Cgil reggiana che oggi ritiene prioritario, innanzitutto, salvaguardare la salute degli operai.


L’intervista avviene proprio nel momento in cui arriva la notizia che il governo e i sindacati hanno trovato l’accordo per decidere quali aziende essenziali potranno beneficiare della deroga allo stop dell’attività produttiva previsto dalle misure per combattere il contagio del coronavirus. I sindacati scrivono che “è stato tolto dall’elenco tutto ciò che non era essenziale, visto il momento difficile che stiamo vivendo”. L’elenco Ateco è stato modificato e si attende ora il testo scritto del relativo decreto ministeriale.


Bosco, com’è la situazione nella nostra provincia?

Al momento è in corso uno sciopero alla Spal dove non ci sono, a nostro parere, le condizioni di sicurezza necessarie. Per il resto stiamo aspettando l’esito del confronto nazionale in cui dovrà essere modificata la lista delle aziende che possono tenere aperte. Poi sarà necessario un confronto con la prefettura.


Quante sono le aziende che hanno presentato l’autocertificazione, visto che qualsiasi azienda può autocertificare, con una semplice comunicazione al prefetto, di far parte della filiera che viene utile a una delle attività del Codice Ateco?

Al momento non lo sappiamo. Faremo l’incontro con la prefettura. Ieri ci hanno chiamato dicendo che ci avrebbero convocato tra oggi e domani.


Ma la sua impressione qual è?

Che siano attive molte più aziende di quelle che dovrebbero essere aperte. Ci sono ditte che stanno “ciurlando nel manico” e che allargano la loro possibilità di restare aperte giocando con i numerosi codici Ateco che hanno.


Si spieghi meglio

Ci sono aziende serie che hanno diversi codici e sottocodici Ateco e lasciano aperti solo i rami di azienda relativi a quei codici e altre che se ne approfittano lasciando aperto tutto.


E i controlli?

I controlli spettano a carabinieri, polizia e vigili che poi segnalano alla prefettura se ci sono irregolarità.


La Camera di commercio ha comunicato che sono oltre 70mila le persone ancora al lavoro in questa provincia. Vi risulta?

Giovedì scorso avevamo certificato che c’erano 17mila persone a casa, ma bisogna dire che, da ieri, tutto il distretto ceramico è chiuso. Certamente il numero di lavoratori che sono a casa è molto alto.


Il rischio, in questa situazione, è che restino aperti anche servizi non essenziali aumentando le possibilità di contagio

E’ il tema che avevamo posto una settimana fa. Guardi, adesso sono affacciato alla finestra e non vedo nessuno. Questo significa che le misure stringenti che sono state prese, per quel che riguarda la vita sociale, sono efficaci. Sui posti di lavoro non sono corrispondenti. E’ inutile che tu mi dici di non uscire se poi, nelle aziende, ci sono 50 persone in pochi metri quadrati. Così rischi di vanificare i sacrifici di tanti altri lavoratori. Il dramma oggi è nelle corsie degli ospedali. Noi dobbiamo attivare tutte le misure possibili per frenare il virus e i luoghi di lavoro sono un veicolo di diffusione.


Le aziende temono un contraccolpo pesantissimo dal punto di vista economico. Non la preoccupa?

Non è che non abbiamo a cuore i posti di lavoro. Si figuri. Ma oggi la priorità è quella di salvare la salute dei lavoratori.


Come sono le condizioni di sicurezza dentro alle aziende?

Gran parte delle aziende si è comportata bene da questo punto di vista. Sono state messe in campo tutte le misure di prevenzione necessarie. Poi è chiaro, purtroppo, che ci sono dei pezzi che ci sfuggono, ma questo fa parte della vita: c’è quello che rispetta le regole e quello che non le rispetta mai.


Aleggia il fantasma dello sciopero generale. Conte vi invita al senso di responsabilità. Lei come la pensa?

I confronti che sono in corso sono finalizzati a non arrivare allo sciopero. Adesso ci interessa che tutte le misure di sicurezza possibili siano messe in campo, perché, oggettivamente, alcune cose erano un po’ sfuggite di mano. Se ci saranno delle modifiche, allora tutto andrà bene. Poi restano ovviamente in vigore gli scioperi nelle singole realtà in cui non ci sono le condizioni di sicurezza.


Qual è il messaggio che vuole lanciare?

Che la sicurezza di tutti noi passa dalla sicurezza sul posto di lavoro. Non ci si può comportare in un modo per strada e poi, andare in azienda e vedere vanificato tutto.


Molti dicono che l’epidemia del Coronavirus potrebbe finalmente rimettere al centro della discussione la dignità del lavoro nel nostro Paese e in altri. E’ d’accordo?

Sì, questa vicenda tragica ci ha fatto riscoprire il valore del lavoro. Quello degli operatori sanitari che stanno rischiando la propria vita e stanno lavorando con abnegazione dopo anni in cui sono stati massacrati. Penso alle numerose cooperative che lavorano in quel settore, ai lavoratori interinali. C’è stato un massacro, in questi anni, anche delle loro professionalità. Quelle persone stanno mantendo un presidio anche di democrazia. Poi penso agli operai e ai dipendenti delle imprese di pulizie che sono costretti ad andare al lavoro per mantenere la produzione. Il lavoro è stato trattato, in questi decenni, alla stregua di una merce, ma oggi scopriamo che l’Italia sta in piedi perché c’è la gente che lavora.


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