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Città Migrante: “Basta invisibili, serve una casa per tutti”

REGGIO EMILIALettera aperta al sindaco Luca Vecchi, all’assessore al Welfare, Daniele Marchi, all’assessore Lanfranco De Franco e all’assessore Nicola Tria.


A seguito della lettera “Tutti insieme ce la faremo” scritta a nome di singoli, associazioni e cooperative che in uno scambio paritario e orizzontale si confrontano per dare attenzione sul piano cittadino al tema dell’emarginazione sociale e dell’accesso ai diritti (lettera a cui non è stata data ancora risposta), sentiamo l’esigenza di ribadire la nostra posizione e le nostre richieste su questi temi nella cosiddetta “Fase 2”.


Da tempo ci confrontiamo come singoli e gruppi che lavorano nei contesti di strada, nelle strutture di accoglienza, nei percorsi di presa in carico delle persone appartenenti alle fasce più deboli della popolazione, e nessuno di noi ha mai pensato che a problemi complessi possano essere date soluzioni facili.


Per questo motivo, siamo consapevoli della gravosità della situazione del nostro territorio in relazione alla pandemia e comprendiamo e sosteniamo lo sforzo enorme che l’Amministrazione Comunale sta esprimendo nella gestione di questo momento difficile per tutti.


Abbiamo, quindi, considerato estremamente positiva l’attivazione dell’Amministrazione Comunale con il supporto della protezione civile:


– nel garantire le docce a chi non ha la possibilità di provvedere alla cura e all’igiene personale perché non ha una casa;


– nella distribuzione, tramite i progetti a bassa soglia, di mascherine e presidi sanitari per la popolazione che non riesce, per varie motivazioni, a procurarseli;


– nell’ampliamento dei servizi che danno sollievo alle persone che vivono in strada come i dormitori;


– nell’estensione di orari e giorni di apertura dei servizi a bassa soglia;


– nella ripresa del presidio all’interno dell’area delle Ex officine Reggiane, con la presenza di medici e infermieri del Centro Salute Famiglia Straniera, che tengono monitorata la condizione sanitaria delle persone all’interno dell’area, soprattutto sotto il profilo della questione covid-19, ma non solo.


La pandemia, però, chiama ad un senso di responsabilità che non può prescindere dalla realtà in termini di numeri e di condizioni di vita di chi vive nella marginalità sociale. Sottolineiamo questo aspetto perché è chiaro che nel prossimo futuro molte più persone scivoleranno in una condizione, che non potrà più essere definita di “povertà relativa”.


Quindi, tanto vale essere chiari sulla questione: a Reggio Emilia, la città conosciuta in tutto il mondo come “città delle persone” che prevede la tutela dei diritti inviolabili ed il rispetto della dignità della persona, con attenzione alle differenze di genere ed alle appartenenze etniche, culturali e religiose, e con un approccio di comunità condiviso e partecipato, si chiede che il tema delle persone che vivono in strada che, sono centinaia e in costante aumento, sia affrontato con un Piano di interventi pluriennale per le persone senza dimora tra le più colpite dagli effetti economici e sociali della pandemia. Francamente, si potrebbe anche non farne una questione di numeri, ma pensiamo sia importante partire da una quantificazione per capire come portare proposte coerenti con la reale portata della problematica.


Ora, e soprattutto alla luce di quanto accaduto, consapevoli che non tutto è andato bene, si può affermare con forza che la tutela della salute non può essere emergenziale, e che i diritti sociali garantiti al singolo sono la base su cui costruire la tutela della salute della collettività. Chiediamo quindi un confronto assieme a tutto il privato sociale e alla sanità pubblica su come “trasformare” i servizi aggiuntivi aperti durante l’emergenza in servizi finalizzati a superare la condizione di senza dimora, in prima battuta implementando tutti i progetti che possano avere una funzione di aiuto e cura alle persone in difficoltà.


Chiediamo che la difficoltà ad accedere alle tutele abitative sia affrontata in maniera strutturale favorendo percorsi di accoglienza inclusivi, come ad esempio l’housing first e il co-housing , facilitando l’accoglienza diffusa anche da parte di privati cittadini e quindi che vengano messe in campo politiche abitative che intendano la casa come diritto e non come premio.


Questa pandemia infatti ha chiaramente evidenziato le fratture del nostro sistema, ponendo in primo piano la necessità di non escludere nessuno per tutelare l’intera comunità. In tutto il Paese, e anche a Reggio Emilia, persone senza dimora sono state multate perché trovate inosservanti rispetto alle norme del decreto in quanto non avevano una abitazione dove stare, e indirizzate dalle forze dell’ordine a ritirarsi nelle ex officine Reggiane, che in questo periodo sono abitate da tante persone, sovraccaricando un contesto già difficile.


Non possiamo permetterci di rendere degli esseri umani invisibili, sia in termini simbolici di appartenenza ad una comunità, sia in termini burocratici a causa della mancanza di residenza o di documenti. Per questo, riteniamo sia necessaria una regolarizzazione generalizzata per i migranti che non hanno i documenti, o li hanno persi, e che questa amministrazione si faccia promotrice della regolarizzazione nelle opportune sedi governative.


Crediamo infatti che la nostra società sia più forte nella misura in cui dimostra di proteggere i più deboli.


Associazione Città Migrante, Associazione Partecipazione, Associazione di volontariato G.L.M, Avvocato di strada di Reggio Emilia, APS Passaparola, Coop. Sociale “La Vigna”, Coop Vivere la Collina, La Quercia-coop. agricola e sociale, “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” S.C.S. Onlus


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