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Alex Zanardi ha inaugurato la tappa reggiana della Obiettivo Tricolore. VIDEO

REGGIO EMILIA – Nella vita non tutto è in nostro potere. Il percorso dipende da dove nasci, dalle opportunità che ti si presentano, da incroci e deviazioni. Poi ci sono lo studio, il merito, l’ambizione, l’impegno e il sacrificio. Ma spesso ci accadono cose in cui non si tratta di essere bravi o meno bravi, buoni o cattivi.

Tutti i giorni però possiamo fare delle scelte: ad esempio, quella se soffermarci su quello che c’è o su quello che non c’è, su quello che abbiamo o su quello che ci manca. Da 6.840 mattine, dall’incidente automobilistico in Germania del 15 giugno 2001 che gli ha tranciato le gambe di netto, Alex Zanardi si sveglia e sceglie di guardare la parte del corpo che gli è rimasta. E con quella, e poi col cervello, con l’anima e con una forza micidiale, ha piegato la strada a suo favore, arrivando a diventare oro olimpico di handbyke a Londra nel 2012 e di nuovo a Rio 4 anni dopo.

“Però io non sono l’unico – ha confidato a Tg Reggio – questo lo urlo con forza; ci sono tantissime persone meravigliose da cui trarre ispirazione”. Da tempo Giorgio Cimurri, che vorrebbe che ad Alex sia consegnata copia del Primo Tricolore, lo invitava a Reggio Emilia in visita alla pista di avviamento al ciclismo dedicata al padre Giannetto. Zanardi è arrivato stamane portando il messaggio della sua Obiettivo3, che dà ascolto e supporto agli atleti disabili, e per tenere a battesimo la tappa Reggio Emilia-Varano Melegari della staffetta Obiettivo Tricolore partita il 12 giugno e che si concluderà il 28.

La speranza è quella di non disperdere quella riflessione buona nata dall’emergenza: “E’ chiaro che di certi momenti è meglio fare senza, ma l’opportunità c’è e tutto quello che sto facendo io adesso non l’avrei fatto”, ha aggiunto Zanardi. Sono 52 gli atleti protagonisti e tra questi Ana Maria Vitelaru, 37enne rumena di Castelnovo Sotto che anni fa stava raggiungendo il fidanzato quando è scivolata, alla stazione, sotto il treno. E’ stata lei a dare il via alla tappa dal Campovolo: “Siamo emozionati e onorati di dare questo abbraccio all’Italia – le sue parole – La corsa è lunga 3.300 chilometri, da Luino a Santa Maria di Leuca”.

“Sapete quanto il papà amasse lo sport – ha detto Giorgio Cimurri – e vedere qui questi atleti è una soddisfazione enorme”. Alex da Bologna, figlio di Anna e Dino, sarta e idraulico, prosegue il suo percorso: “L’insegnamento migliore che mi hanno dato? Il colpo d’occhio, l’amore per le regole, la voglia di seguire la strada ‘maestra’. Il desiderio, la curiosità… Come diceva papà, fare ogni giorno un passo perché piccolo o grande ti avvicina al traguardo”.

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