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Aemilia 1992, testimone prima parla e poi non ricorda: “Ho paura”

REGGIO EMILIA – Nei processi di mafia in Calabria accade spesso mentre, dice una fonte molto qualificata, “in Emilia e’ la prima volta che succede”. Si parla della “pressione indiretta” esercitata su un testimone da parte degli avvocati degli imputati, come quella registrata oggi nella nuova udienza del processo di Reggio Emilia che sta svelando i retroscena dei due omicidi di matrice ‘ndranghetistica avvenuti nel 1992.


A deporre in aula (dove e’ stata scortata dai carabinieri per non essersi presentata nell’udienza precedente) e’ stata questa mattina la 44enne originaria della provincia di Catanzaro Lucia Condito, chiamata dal pm Beatrice Ronchi per il ruolo che gioco’ nell’assassinio di Giuseppe Ruggiero, ucciso a Brescello da killer travestiti da Carabinieri.


La donna, all’epoca dei fatti 17enne, era la fidanzata di Nicolino Sarcone (che per quel delitto e’ stato gia’ condannato), e accompagno’ in treno dalla Calabria a Modena per consegnare al boss Nicolino Grande Aracri le finte divise da militare per l’agguato.


Fatti che Condito ha raccontato per filo e per segno agli agenti della squadra Mobile di Reggio Emilia, quando l’hanno interrogata il 19 settembre del 2017. Oggi, a due anni di distanza, la testimone (anche se un po’ indebolita dagli psicofarmaci che ha precisato di assumere) ha risposto lucidamente alle prime domande del pubblico ministero, per poi cadere in diverse contraddizioni e trincerarsi alla fine dietro un sfilza di “non ricordo”.


E’ successo appena dopo che l’avvocato di Grande Aracri, Filippo Giunchedi, ha informato la Corte, e in diretta anche la testimone, che a suo carico e’ pendente una querela del suo assistito per le dichiarazioni fatte alla Polizia nel 2017 (il Pm che se ne occupa ha chiesto l’archiviazione ma Grande Aracri ha fatto ricorso). Il cambio di atteggiamento della teste e’ stato cosi’ repentino da indurre il giudice Dario De Luca a chiederne il motivo, e Condito risponde: “Ho paura di poter essere avvicinata da qualcuno per le cose che ho potuto ricordare, che qualcuno ce l’abbia con me perche’ ho raccontato quelle cose e che mi possa fare del male”.


La donna ha poi rifiutato di continuare a rispondere alle domande dell’accusa, mentre lo ha fatto a quelle degli avvocati difensori a cui, alla fine, ha ammesso di aver visto le finte divise da Carabinieri e le armi utilizzate per l’omicidio Ruggiero (mentre al Pm ha riferito solo di “abiti colorati”). Dal punto di vista processuale l’annuncio della querela ha sparigliato le carte perche’ la testimone, diventata in gergo non piu’ “pura”, puo’ cosi’ avvalersi della facolta’ di non rispondere e anche “riavvolgere il nastro” rispetto alle dichiarazioni rese.


La contromossa del pubblico ministero, portata a segno, e’ stata quella di far acquisire il vecchio verbale di Condito di due anni fa, appellandosi al quarto comma dell’articolo 500 del Codice di procedura penale. Che prevede questa possibilita’ quando ci sia il sospetto che i testimoni siano intimiditi o minacciati. Il verbale e’ stato ammesso con un’ordinanza del giudice, arrivata dopo circa 40 minuti di Camera di consiglio (Fonte Dire).


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